MOTONAVE ORTIGIA

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La nave italiana Ortigia, della Compagnia Florio, era stata varata a Livorno nel 1873, e da subito era apparsa una nave piuttosto pericolosa. Spesso capitava che nelle manovre in porto travolgesse piccole imbarcazioni o finisse per urtare contro la banchina. Il 24 novembre 1880 alle tre di notte si scontrò con la nave passeggeri francese Oncle Joseph affondandola in otto minuti e provocando più di duecento morti. Nel 1885 si scontrò con un’altra nave francese, la Martignan (12 morti). Dopo ogni incidente veniva cambiato l’intero equipaggio, compreso il comandante, ma gli incidenti continuavano a verificarsi. Nel 1890 un altro scontro questa volta con una nave norvegese e i morti furono cinque. Il 21 luglio 1895, la Maria P., piccola nave passeggeri, all’entrata al golfo di Spezia, a largo dell’Isola del Tino, si scontrò con l’Ortigia. La Maria P. affondò in tre minuti provocando la morte di 144 persone. Lo scontro si verificò all’1 e 30 in una notte particolarmente buia e l’Ortigia dovette aspettare l’arrivo della luce del giorno per riuscire a portare in salvo 14 membri dell’equipaggio e 28 passeggeri naufraghi. Da quest’ultimo incidente nessuno volle mai più salire a bordo dell’Ortigia, creduta, forse non a torto, un nave davvero maledetta.

Naufragi Il naufragio del Sirio (1906) L’arcivescovo di San Paolo del Brasile, monsignor Paes Barros, perito anch’egli nel naufragio, benedice i passeggeri 24 agosto 1880: l’Ortigia, piroscafo carico di emigranti, viene speronato dal mercantile Oncle Ioseph e affonda al largo della costa argentina: 149 morti. 4 luglio 1898: al largo della Nuova Scozia (Canada) affonda per collisione il piroscafo francese Bourgogne carico di emigranti: 549 morti. 4 agosto 1906: Il Sirio, un vecchio bastimento di proprietà della Navigazione generale italiana, affonda speronando gli scogli che si trovano al largo di Capo de Palos (Spagna): 500 morti circa. 28 maggio 1914: il piroscafo inglese Imperatrice d’Irlanda, nel Golfo di San Lorenzo, causa la fita nebbia, entra in collisione con la nave norvegese Storstad. Nell’affondamento muoiono 1012 passeggeri, tra cui molti emigranti italiani. Tra i pochi scampati al naufragio figurano Egildo Braga, emigrato nel Minnesota come minatore, e la moglie Carolina, ambedue di Turbigo. Non è che un breve elenco, parte di una ben più lunga lista di naufragi, in cui persero la vita moltissimi nostri connazionali, partiti in cerca di fortuna. Non c’era però solo fatalità o imperizia dei comandanti in quelle sciagure, bensì anche colpevole incuria. Il trasporto degli emigranti era infati diventato un grande affare e su questo specularono le compagnie di navigazione, metendo in mare vecchie carrete, sommariamente riatate, ma prive di quei requisiti previsti dalla legge.


La nave italiana Ortigia, della Compagnia Florio, era stata varata a Livorno nel 1873, e da subito era apparsa una nave pericolosa per le altre: nelle manovre in porto spesso travolgeva piccole imbarcazioni o urtava la banchina. Il 24 novembre 1880 alle tre di notte abbordò la nave passeggeri francese Oncle Joseph affondandola in pochi minuti (249 morti). Nel 1885 altro abbordo con una nave francese, la Martignan (12 morti). Dopo ogni incidente venivano cambiati comandante ed equipaggio, ma gli incidenti continuavano. 1890: scontro con una nave norvegese, e 5 morti. Il 21 luglio del 1895 abborda la Maria P., piccola nave passeggeri, che affonda in tre minuti: 144 morti. Da quell?incidente nessuno volle più salire a bordo dell?Ortigia, nave evidentemente maledetta.

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